Il momento del MO-VI-MEN-TO!!!

di Maria Borrelli

Scrivere queste pagine è stata una bella prova e non poteva essere altrimenti. Tante le domande che mi sono posta: “Sarò all’altezza?”, “Riuscirò ad affrontare il compito nel modo giusto?”, “Sarò in grado di trasferire un messaggio?”.

In fondo l’impostora rimane sempre un po’ dentro di me, ma finalmente ho imparato ad integrarla nel mio viaggio, nel mio percorso di vita, e allora mi sono detta: “È solo l’ennesima montagna! Arriva alla cima e ne scoprirai l’essenza, i benefici e l’aria pura”.

Cara lettrice, non so se hai deciso tu di comprare questo libro o se magari te lo ha regalato qualcuno che crede in te e che sa che tu, indossando le scarpe giuste, puoi raggiungere qualunque meta, scalare la vetta che vuoi: devi solo decidere di farlo.

In ogni caso sappi che non scrivo con la presunzione di dirti come gestire l’impostora, voglio solo raccontarti cosa ho fatto io. Sarai tu a decidere se ti sarà di aiuto a scegliere le scarpe adatte e se sarà un bell’andamento.

La direzione

Quando intraprendi un nuovo viaggio, inizia il tuo movimento. Il paesaggio intorno a te cambia, non è più lo stesso. Tutto acquista un valore diverso: cominci a guardare le cose con altri occhi, da diversi punti di vista, la tua andatura è più decisa, sei protagonista del tuo andare, del tuo dove. Ma come sapere se stai seguendo la direzione giusta?

Il tuo passo lo sa!

Quando sa di inseguire la meta, quando non hai più paura di cadere, allora smette di essere insicuro: ecco quello è il momento in cui hai piena consapevolezza della direzione.

I movimenti

Quanti movimenti conosci? Io ne ho individuati alcuni, ma tu potresti propormene altri, anche più interessanti.

Puoi decidere di muoverti in avanti e indietro: in questo modo inizierai a oscillare.

Puoi decidere di girare in tondo: allora il tuo movimento diventerà circolare.

Puoi anche decidere di procedere unicamente in avanti: a quel punto vivrai uno slancio.

In tutti questi casi a guidarti è il tuo passo.

Ora è da ricercare il ritmo del movimento, la cadenza che ti consenta di scegliere il movimento più giusto per te.

Passiamo alle dimensioni del movimento. Come può essere il movimento?

Prova a fare una lista di come credi possa essere, e identifica come ti senti in queste circostanze.

Se il movimento è lento, come ti senti?

Se è troppo veloce, come ti senti?

Se stai oscillando, come ti senti? Pensi più di cadere o di farcela?

Se stai frenando, come ti senti?

Per rispondere alle domande, ti suggerisco di immaginare un percorso di salita, turbolento e tortuoso, che richiede attenzione e sforzo. Stai scalando la tua montagna, non senza impedimenti e fatica. Questo sarà il tuo ritmo, l’andatura che deciderai di dare al tuo movimento.

Prova ora a chiederti: come ti comporti di fronte ad un imprevisto? Come cambia il tuo movimento? Sei ferma o procedi? Cosa fai quando incontri un ostacolo? Come agisci per evitare di fermarti? E soprattutto: ti senti all’altezza del tuo percorso?

Il passo

Stai leggendo un testo movimentato… sì, esattamente dedicato al mo-vi-men-to, perché è il movimento che conduce alla cima, all’apice della montagna, di un traguardo che sembra insormontabile ma che al passo giusto, seguendo il tuo ritmo e la tua direzione, riuscirai ad esplorare e forse anche ad apprezzare. Questo è quello che è successo a me.

Cosa hanno in comune camminare e il non sentirsi all’altezza della situazione?

Per aiutarti a rispondere a questa domanda, chiediti come ti senti quando non riesci a muoverti, quando sei bloccata dai tuoi pesi mentali. Se riconosci una situazione di stallo, un blocco innaturale del tuo normale movimento, probabilmente l’impostora è con te. O almeno: a me succede così.

Per questo motivo ti suggerisco di guardare al mo-vi-men-to come a quella condizione necessaria per uscire dalla tua gabbia interiore. In questo modo il tuo andare, il tuo camminare diventa la risposta che puoi dare ad un blocco generato dai tuoi stessi pensieri. Soltanto spostandoti da dove mentalmente ti trovi adesso puoi guardare il paesaggio con occhi diversi, scorgerne gli odori e sapori e apprezzarne tutte le sfaccettature. Il paesaggio cambia se sei tu a modificare il punto di vista, se decidi da che parte osservare: cambiando l’inquadratura e il taglio, cambiano le altezze, cambia la natura.

Diventa una questione di mo-vi-men-to.

In fondo, raggiungere un’altezza cos’è? Vuol dire passo dopo passo muoversi verso l’alto: non senza cadere, non senza doversi fermare, non senza accelerare, non senza gioire dei traguardi, non senza perdere la direzione. Vuol dire fare un percorso che ti aiuta non solo a riconoscere i tuoi momenti di stop, ma soprattutto a identificare il passo e il giusto ritmo per raggiungere la tua direzione.

Il mo-vi-men-to per me è essenziale, rappresenta una condizione necessaria, direi vitale. Mi muovo perché mi fa stare bene, mi fa sentire viva, mi muovo perché ferma non posso stare, perché rappresenta una necessità per esplorare nuovi campi, nuove emozioni, nuovi momenti e movimenti della mia vita.

Come fare il primo passo?

Ma perché, quando ti trovi in una situazione di stallo, è così difficile muovere il primo passo?

Quando inizi ad abituarti all’idea che se rimani ferma non sbagli, probabilmente non ti muoverai mai. Invece, iniziare a camminare, così come per un bambino, vuol dire esplorare, scoprire, conoscere, anche se comporta il rischio di cadere. Potrai sì cadere, ma questa caduta ti servirà per cambiare la tua condizione attuale: ti aiuterà a scoprire che vale la pena iniziare a camminare.

Provo a condividere cosa significhi per me non sentirmi all’altezza di una situazione, di un nuovo compito, di un ruolo, di una nuova esperienza. Quando mi trovo a dover affrontare l’impostora sono ferma, bloccata: questa condizione mi costringe a uno stop che non rappresenta una condizione naturale per me.  Sicuramente non sono in mo-vi-men-to.

E tu, come ti senti quando l’ansia di non farcela ti assale, quando credi che non sarai mai all’altezza di quella situazione?

Questo è il nostro punto di partenza.

La staticità, come ti ho anticipato prima, non mi appartiene, e se voglio uscirne non posso che affrontare l’impostora. Il primo passo rappresenta quindi quell’azione innata, di risposta quasi fisiologica, che porta a muoverti qualunque sia la direzione.

Muovere il primo passo, fare un passo in avanti, progredire, avanzare, anche senza aver ben chiara la meta è certamente la prima risposta. Magari il passo è ancora incerto, insicuro, timido, lento, conduce verso un movimento ancora confuso, ma comunque ti spinge, ti conduce verso un cambiamento. Il percorso legato proprio al movimento, consente di descrivere come, dal blocco iniziale, i passi rappresentino una necessità per cambiare le cose.

Ti starai chiedendo: ma dove conduce questo mo-vi-men-to? La metafora del movimento mi aiuta a raccontare come riuscire a uscire dallo stallo, a modificare un’andatura incerta in un passo fluido, a mutare un andamento confuso in un ritmo cosciente.

Immagina queste pagine come un percorso, una escursione in montagna: durante il viaggio sei costretta a fermarti per prendere fiato, a proseguire spedita per accelerare la tua salita, a sostare per ritrovare la tua direzione, a oscillare quando non sei sicura, e a gioire quando il tuo andare diventa sicuro.

Il punto di partenza è sempre lo stesso: quando sei ferma il movimento è quasi nullo o talvolta confuso, perché ancora la tua direzione non è chiara, i tuoi piedi rimangono bloccati, perché la paura di sbagliare ti assale: “Come sarò giudicata?”, “Sarò all’altezza del compito, del ruolo, della decisione?”.

Ma non esiste andatura e movimento senza passo: il primo passo rappresenta il vero momento in cui decidi di andare, di seguire una direzione, e, anche se ancora non è quella definitiva, però almeno ti muovi, non rimani ferma. 

Trovare poi il passo giusto non è semplice. Forse non subito è un passo deciso, forse il movimento è simile ad una oscillazione, perché ti impone un andare avanti ed un tornare indietro quasi continui, oppure è un apparente girare in tondo nelle stesse situazioni: ricerchi allora un movimento più fluido, più naturale, più spedito.

Quando lo ottieni puoi finalmente dire di avere un tuo ritmo: il tuo movimento è cosciente, ne sei padrona, la montagna non ti spaventa più. Hai imparato dai tuoi passi il ritmo giusto per scalarla.

È solo quando hai trovato il tuo ritmo che puoi dire di avere un buon passo per raggiungere la tua direzione. Questo non vuol dire che non ti fermerai più, anzi puoi imparare dalle tue pause, goderne i benefici e ripartire al passo e al ritmo più giusto per te.

Osservare la cima della montagna quando sei a metà del cammino fa sembrare quella vetta meno impegnativa.

E una volta arrivati in cima?

Arrivata alla vetta, innanzitutto goditi la fantastica veduta.

La camminata è stata faticosa, ma ti ha portato a una nuova consapevolezza. Come ti senti, lassù?

Avrai sudata, sarai caduta, avrai quasi mollato e poi ripreso la corsa. Ma ce l’hai fatta, hai scoperto una forza che forse non sapevi di avere, hai goduto del panorama, e… hai trovato un’amica con cui camminare.

Cosa decidi di fare, una volta in cima?

Probabilmente sei pronta per ripartire, ma prima soffermati e concediti di godere ancora un po’ del tuo percorso. Solo dopo pensa al tuo prossimo viaggio, a dove vuoi andare, verso dove proseguire il cammino. Stai riscoprendo la bellezza del movimento secondo il tuo passo, hai conosciuto il tuo ritmo, stai apprezzando la direzione.

Ora puoi chiederti: come sarà la prossima volta? Come sarà la prossima meta? Sarò all’altezza del viaggio?

Poi riparti, con il piede giusto. Adesso sei consapevole del tuo mo-vi-men-to, riconosci che è quasi necessario, ne hai bisogno perché ferma non puoi più stare. Comprendi che ad ogni nuova cima raggiunta puoi ricominciare il tuo viaggio, salita dopo salita, per incontrare ancora fiori profumati da annusare, grossi massi da superare, splendide albe da ammirare.

E così, eccoci alla conclusione.

In questo momento vorrei parlare non solo a te che mi leggi, a voi Anna, Francesca, Teresa, Giulia, ma anche a voi Greta e Mia, figlie mie, che potreste vivere un momento di staticità, rimanere bloccate di fronte ad una vetta da scalare.

Ma non dimentico voi, Giovanni, Simone, Antonio, che accompagnerete amiche, compagne, figlie, sorelle, madri, in una di queste escursioni.

I percorsi che decidiamo di intraprendere non hanno nulla di prevedibile ma si costruiscono passo dopo passo, solo nella misura in cui decidiamo di iniziare a camminare.

Liberarci dalle paure che frenano il nostro andare significa agire, un movimento appunto. Possiamo sbagliare, certo; possiamo cadere, ma essere in mo-vi-men-to ci consente di beneficiare del paesaggio, degli incontri che facciamo lungo il viaggio, di apprezzare il ritmo con il quale decidiamo di proseguire.

Buon cammino!

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Maria Borrelli

Ciao, sono Maria. Sono laureata in Scienze della Comunicazione e dell’Informazione, con un Master in management delle risorse umane.

Sono una consulente esperta in redazione e pianificazione dei piani formativi individuali, training aziendale e selezione e formazione delle risorse umane, in particolare nel settore GDO e retail. Formatrice in ambito comunicazione efficace, public speaking, design thinking. Sono Scrum Master certificata.