Il tuo cuore è un tamburo che batte, il tuo respiro è il soffio del vento

di Mirella Facchinetti

Tu dove sei? Stai lottando con la tua impostora? Stai pensando che sei tu il problema? Stai pensando che sei tu che non vai bene? Allora smetti, subito.

Devi prenderti cura di te: vuol dire cambiare prospettiva, vuol dire partire da te e andare verso la massima espressione di te, il tuo potenziale umano. Vuol dire vederti, sentirti, riconoscere il tuo valore.

Non può venire dall’esterno e sai perché? Ci sarà sempre qualcuno che non sarà d’accordo con te, che ti contrasterà o semplicemente proverà a boicottarti perché proietta su di te la sua insoddisfazione, frustrazione, mancanza di amor proprio.

Tu sei amore, e l’amore è più forte della negatività. Solo che forse non ti ricordi più di essere amore, ti sei dimenticata man mano che crescevi. Mamma e papà ti davano il premio se facevi bene e la punizione se facevi male… sei stata amata solo “se”. Sei andata a scuola e ti hanno messo i voti. Qualcuno ha deciso per te se andavi bene o andavi male, solo sulla base di convenzioni stabilite da altri esseri umani. Così ti hanno messo a confronto, ti hanno messo in competizione con gli altri.

La “sindrome dell’impostore”. La parola sindrome ci porta a pensare ad una malattia e quindi qualcosa che non va bene e che va eliminata.

“Ho la sindrome dell’impostore.” Bene, ora che le hai dato un nome, ti identifichi e diventa il tuo migliore alibi per nasconderti? La “sindrome dell’impostore” non è una malattia, è solo un sintomo. Un sintomo che parla di noi. È una voce che si esprime dentro e attraverso di noi.

Sai cos’è questa voce? È energia che vuole essere vista, ascoltata, riconosciuta, valorizzata. La nostra cultura occidentale moderna, maschilista e capitalista, ci ha portato a credere nella perfezione, ci ha imposto di reprimere i sintomi fastidiosi con i farmaci, le droghe e i vizi in generale, o a nasconderli perché non sono socialmente accettati. Ti devi mostrare sempre forte e vincente. Se non performi al massimo, se non sei come gli altri vogliono, vieni messa da parte, cestinata o semplicemente ti fanno credere che non ce la farai mai.

 Indovina perché? Perché sei donna. Quando reprimi il sintomo perché ti hanno fatto credere che è negativo, in realtà ti stai negando la possibilità di attingere ad una risorsa preziosa dentro di te: energia vitale. Quel sintomo invece parla, ti parla. Ti parla di un disfunzionamento del tuo sistema mente-spirito-corpo. Il tuo sistema è perfetto, e se manifesti questo sintomo vuol dire che la strategia che metti in atto per farlo funzionare ancora non è efficace.

Fino all’età di 38 anni ho sofferto del fenomeno dell’impostora la mia difficoltà più grande è stata la mancanza di conoscenza e di punti di riferimento equilibrati e coscienti. Se avessi saputo riconoscerla prima, se fossi cresciuta in un ambiente accogliente e non giudicante, sarebbe stato molto più facile per me trasformarla. Per questo motivo sento gioia profonda nel poter condividere la mia esperienza in queste pagine. Il mio desiderio è diffondere conoscenza, autoconsapevolezza e strumenti pratici che mi hanno aiutato ad accedere alle sue cause, a sradicarle per poi seminare la mia felicità ed autorealizzazione.

Mia madre ha provato a ribellarsi a questo sistema dominante ma non aveva gli strumenti adeguati e, inconsciamente, mi ha chiesto di farmi carico della sua felicità, convincendomi di dover realizzare i suoi sogni mancati: io ero il suo trofeo, la sua Barbie. Ho creduto che dovevo essere perfetta, di dover fare ciò che lei voleva, altrimenti, nella mia interpretazione di bambina, non avrei ottenuto il suo amore. Così ho eseguito con dedizione e adorazione ciò che lei mi chiedeva, senza chiedermi se fosse il massimo bene per me. Avevo spostato il mio centro su di lei, poi su mio padre, poi su mio fratello e, crescendo, sugli insegnanti, sui capi, sui clienti, sul lavoro. Purtroppo inconsapevolmente ricreiamo continuamente le stesse dinamiche che ci sono familiari.

La mia vita era guerra e competizione. La mancanza di amor proprio e autostima si riflettevano nei miei comportamenti, a volte di sopraffazione, a volte di sottomissione. Ero profondamente convinta che fossi io sbagliata, convinta di non meritarmi l’amore e il successo, cose di cui allo stesso tempo ero fortemente dipendente. La mia impostora era il sintomo della mancanza di amore, di rispetto e di valorizzazione di me stessa, il mio giudice interiore severo e intransigente.

Non ero mai abbastanza e così creavo, distruggevo, ricreavo, sempre alla ricerca di nuovi obiettivi, come un criceto impazzito. Era la mia dinamica per sentirmi viva. Appena qualcuno mi diceva qualcosa che non confermasse il mio valore andavo in panico, quella calunnia diventava verità: “Sei una femmina, non sta bene se ti arrabbi”, “Non piangere, non essere triste, devi farcela”. Era come dire: “Non va bene essere felice, perché poi gli altri pensano male di te, ti pensano una poco di buono”, “Tu non farai mai carriera, sei una donna”, “Non puoi mostrarti così, cosa diranno gli altri di te”.

Avevo ormai esaurito tutte le mie energie, non sapevo più cosa fare per essere amata e un giorno il mio sistema ha smesso di funzionare del tutto. Non sapevo più chi ero. La mia identità era frantumata in migliaia di pezzi, che non mi appartenevano e che avevo permesso ad altri di attribuirmi per farli felici, per la paura di non essere amata e accettata.

In quel momento della mia vita ho incontrato la Biodanza, sistema pedagogico, ideato nel 1960 da Rolando Toro Araneda, psicologo, antropologo, poeta e pittore cileno. La Biodanza è un sistema di integrazione affettiva, di rinnovamento organico e di riapprendimento delle funzioni originarie della vita, basato su vivencias (sensazioni intense di essere vivi qui e ora)indotte dalla danza, dal canto e da situazioni di incontro di gruppo. Biodanza significa “danza della vita”: il prefisso “bio” deriva dal greco bios (“vita”); mentre “danza” è movimento naturale connesso all’emozione. Biodanza è un sistema che aiuta a ritrovare armonia tra il proprio sentire e il proprio agire nel mondo, attraverso esercizi con la musica e il movimento espressivo che si svolgono in gruppo. Il sistema della Biodanza mi ha aperto gli occhi sugli effetti della cultura moderna basata sulla separazione e la competizione. Sono effetti di forte dissociazione tra i tre centri energetici: ciò che penso, ciò che sento e ciò che agisco.

Siamo immersi in una cultura dove predominano il senso del dovere sul piacere, la paura di sbagliare sul desiderio di dare e vivere, la paura di non essere e non avere mai abbastanza, la paura di essere diversi e quindi giudicati ed esclusi. Siamo talmente sopraffatte e distratte da queste emozioni che perdiamo il nostro centro e smettiamo di sentire cosa ci fa stare bene e cosa no. Diventiamo iper-razionali, sviluppiamo solo l’attività cerebrale e ci dimentichiamo di ascoltare le nostre emozioni, il nostro cuore e la nostra intuizione.

Stai pensando che sei tu il problema? Stai pensando che sei tu che non vai bene? Smetti subito. Hai creduto a tutto questo per tanti anni e man mano che crescevi hai smesso di credere in ciò che sentivi, hai smesso di essere te stessa e ti sei conformata alle aspettative degli altri. È normale che tu l’abbia fatto perché volevi ciò che tutti vogliono amare ed essere amati. La paura di restare soli immobilizza, e anche se dentro sentiamo la spinta di proporre idee, di lanciarci, di metterci in gioco, quella paura è molto più forte, e vince sempre.

Quella paura invece può essere la via per preservare la tua vita, perché tu non puoi non appartenere a te stessa. È un bisogno esistenziale. Non devi abdicare a te stessa.

Che rapporto hai con le tue emozioni? Ti permetti di provare la rabbia, la tristezza, la gioia, il disgusto e le altre emozioni più complesse, oppure le reprimi perché non sono socialmente accettate o forse ti fai sovrastare da esse e permetti che siano loro a guidare le tue scelte?

La chiave di volta non sta nella negazione, bensì nell’integrazione. Più eviti il tuo disagio, più ti perseguita, perché stai negando una parte di te. È la tua bambina interiore che mette in atto la strategia di sopravvivenza, di convincerti che tu non ce la farai. Lo fa per preservarti, così non dovrai mai trovarti a confrontarti con la realtà possibile che ciò che fai non funziona. Il dolore della mancanza di approvazione non è sopportabile per te. Ha a che fare con l’amore: “Se fallisco nessuno più mi amerà”. È qui che l’amore per te stessa ha un valore esistenziale. Amare te stessa significa credere in ciò che senti al 100%, anche fossi l’unica a sentirlo.

Sei qui in questo corpo e con questa vita perché l’hai scelto, hai uno scopo più grande. Sentilo, incorporalo. Tu non puoi essere nient’altro che te stessa.

Ti stai facendo le giuste domande? Tu sai chiedere aiuto? Ti senti in diritto di ricevere? Provo a indovinare qual è il tuo dialogo interiore: “Non sono abbastanza, devo ancora imparare qualcosa”, “Lei è migliore di me!”, “Perché io sì e lei no? Devo cambiare!”, “Gli altri cosa diranno?”, “Se non ho una posizione di prestigio, un certo tipo di stipendio, se non sono una brava professionista, una brava madre, una brava compagna non valgo niente”.

Basta! Tu vali perché esisti. Chi sei davvero? Cosa senti nel cuore? A chi stai dando il tuo centro (potere personale)? Di chi è la vocina che prova a sabotarti? Da chi l’hai sentita tante volte? Cosa hai da condividere? Cosa ti fa stare davvero bene? Cosa ami fare? Cosa ti viene naturale fare?

Cerca il tuo talento dentro di te e condividilo con il mondo. Tutti abbiamo un talento, ma non ci hanno insegnato a riconoscerlo. Quando tu segui queste domande apri nuove possibilità nella tua realtà. Senti invece di pensare.

Sai perché ti incasini? Perché ti concentri sul risultato invece che sull’intenzione e sul processo. L’unica cosa che puoi scegliere è di nutrire l’intenzione e goderti il processo di co-creazione. Cosa ti muove? Qual è la tua motivazione? Vai dentro, vai nel profondo, non accontentarti delle prime risposte perché sono quelle della mente. Cerchi di aver il controllo su tutto: è un’illusione della mente, perché sei parte di una dimensione più grande di te.

I tuoi pensieri e le tue emozioni determinano le tue azioni e creano la tua realtà. Più vai nel profondo più trovi le risposte nel tuo cuore. Dallo spazio del cuore condividi ciò che sei e senti che la paura si trasforma in coraggio, l’azione del cuore, dal tuo centro verso l’esterno.

È una manifestazione di amore. In quello spazio senti cosa vibra dentro di te. Senti la tua potenza, la tua forza, la tua aggressività come forza vitale che ti spinge verso la vita e ti chiama a creare insieme a lei. Tu sei amore, e l’amore non è né giusto né sbagliato: l’amore è.

Magari può non piacere o semplicemente non essere capito ma quando agisci dal tuo essere e dal tuo sentire non può essere altro. È solo una questione di tempo, di costanza, di contesto. Per sentire hai bisogno del tuo corpo, il tuo veicolo delle emozioni e dei sentimenti. Hai bisogno del tuo corpo per sentire la potenza della tua presenza, della tua esistenza terrena, per sentire che tu puoi, che tu hai un’identità e che vive una forza creatrice dentro di te.

Per sentirti hai bisogno dell’altro. L’altro essere umano che intreccia la sua mano dentro la tua, che scambia lo sguardo, il sorriso. L’altro che oppone la sua forza alla tua, non per distruggerti o sopraffarti ma per farti sentire quanto tu puoi. Hai bisogno degli altri che ti accolgano in un abbraccio collettivo, come un utero materno che si prende cura di te, ti sostiene, crede in te. È quando senti di essere amata così come sei, che qualsiasi cosa ti accada c’è qualcuno pronto a tenderti la mano, che inizi a sentire la possibilità di esprimerti così come sei, a tirare fuori ciò che hai dentro e offrirlo con sicurezza al mondo.

Quella paura che tutti abbiamo si trasforma in coraggio, perché hai una comunità che fa il tifo per te, vuole il tuo bene e la tua felicità, senti il vincolo affettivo. Senti la protezione, nulla di male può a accaderti se qualcosa non va secondo le tue aspettative. Trovi la forza per metterti in gioco, per seguire il tuo istinto, per essere. È il tuo diritto esistenziale. Ogni emozione che provi diventa parte integrante del tuo processo di crescita e apprendimento, non più un nemico da combattere. Senti la vita che scorre dentro di te, senti che c’è una forza universale che ti abita e ti guida. Senti le possibilità infinite che la vita ti offre e la magia della tua possibilità di fluire con esse, in una danza continua. Una danza che a volte è più ritmica, a volte rallenta ma sempre in movimento, anche quando sei ferma e respiri.

Il tuo cuore è un tamburo che batte, il tuo respiro è il soffio del vento. Stai in ascolto della realtà esterna a te e fluisci insieme a lei in una co-creazione, facendoti guidare dai segnali che nutrono la tua intenzione. Tu sei parte del tutto, sei energia, fai la tua parte, al resto ci pensa lei… la vita.


Cambiare copione con la Biodanza

(a cura di Micaela Bianco, fisioterapista e insegnante di Biodanza)

Il cambiamento è una forma di riapprendimento.

Nella vita, una persona continua a cercare l’amore in un modo insano in modo da riprodurre quello stesso copione, un copione “errato” di accesso alla dimensione dell’amore che conferma il proprio vissuto. La Biodanza può disancorarti da questo copione errato e aiutarti a riapprendere un copione sano. È una riformulazione del proprio modo di essere e il proprio modo di agire, che porta a una richiesta giusta o nella direzione giusta. Chi utilizza un copione come quello dell’impostora in qualche modo continua a rivolgersi a situazioni e a persone che possano confermare che tu non sei degna d’amore.

La Biodanza è una pratica che lavora sull’identità. Si sposta il focus da fuori a dentro, l’oggetto d’amore non è più l’altro. Per chi si misura con il fenomeno dell’impostora, l’oggetto d’amore è sempre spostato su altro, per cui continuo a cercare l’oggetto d’amore fuori di me, in cose che confermano la mia credenza di non meritarmi amore. La pratica della Biodanza porta a sospendere la proiezione sull’oggetto esterno. Perché la pratica della Biodanza riesca ad accedere ai piani profondi della persona è necessario che essa riesca a portare ad uno stato differente che è la Vivencia. Nello stato vivenciale, anche se per breve tempo, esco dalla “sindrome” e il mio sistema registra l’esperienza diversa che ho fatto di me.

Se la persona si mette in gioco in modo profondo, la Biodanza può essere un metodo efficace per ridurre gli effetti disfunzionali del “fenomeno dell’impostore” e rendere la vita più ricca di significato.

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Mirella Facchinetti

Ciao, sono Mirella. Sono manager della felicità, ricercatrice spirituale, formatrice di leadership positiva, di marketing e vendita etici e facilitatrice trasformativa. Cerco di ispirare, con l’esempio e con l’accompagnamento, in particolare donne e millenials a impattare positivamente sul mondo acquisendo coscienza, assumendo responsabilità della pienezza dell’esistenza e creando relazioni durature e appaganti in armonia con la natura. Dedico la mia vita allo studio dei bisogni dell’uomo e della spiritualità con un approccio olistico. I valori che mi guidano sono libertà, rispetto, integrità, amore, autenticità, inclusione.