ImpostoraMente

di Barbara Reverberi

Ah la mente!

Hai mai pensato a che ruolo straordinario gioca nelle nostre vite? Può guidarci alla realizzazione personale o fare la zavorra tenendoci al palo.

Per Shawn Anchor, autore del libro “Il vantaggio della felicità”, la mente ha un peso rilevante – pari al 90% – sul sentiero che conduce alla felicità.

Ecco perché la nostra mente ha una parte da protagonista quando si parla di sindrome dell’impostore, che da qualche anno è uno degli argomenti più popolari sul web e sui principali media. Forse perché ne “soffrono” un po’ tutti? Proprio così, si evince dalle ricerche che possa aver toccato, ad un certo punto della propria vita, almeno il 70% della popolazione: non c’è motivo di sentirsi soli.

Quel senso di inadeguatezza, quella fastidiosa vocina interna che ci fa sentire meno di quanto in realtà siamo, ha origine dentro di noi e riguarda donne e uomini, dirigenti, manager, freelance e persone comuni.

Nella mia esperienza, il fenomeno dell’impostora, bussa alla mia porta ogni volta che sono in espansione. Quando sto per lanciarmi in un nuovo progetto, con nuovi partner o nuovi clienti, quella sensazione di non essere abbastanza mi prende la bocca dello stomaco e mi fa provare una diffusa sensazione di calore. Hai presente quelle volte in cui da bambini ci vergognavamo di essere stati scoperti con le dita nel vaso della marmellata?

Ora mi segui. È capitato anche a te? Ti tranquillizzo, succede davvero a molte più persone di quello che pensiamo. E questo è già un punto a nostro favore.

Allora perché continuare a chiamarla “sindrome”?

Non è una malattia, è piuttosto un fenomeno diffuso, in particolare tra noi donne.

E sai perché? Perché non riguarda solo quello che avviene dentro di noi, ma ha molto a che fare con l’ambiente sociale e lavorativo competitivo e stressante nel quale siamo immersi.

Spesso l’origine di questo fenomeno viene dal nostro passato, da come siamo stati trattati e cresciuti dai nostri genitori, dai parenti e dagli amici, dagli insegnanti.

Rifletterci qui e ora è molto importante perché, ad esempio, come genitori abbiamo la possibilità di fare qualcosa di meraviglioso e fantastico per aiutare i nostri figli a fiorire in un modo positivo, credendo maggiormente in se stessi e nelle loro risorse.

Viviamo in un mondo caratterizzato da un’incredibile velocità di cambiamento, e le sfide sempre nuove, con le quali ci confrontiamo, ci portano con facilità a sentirci impreparati, mai all’altezza. Questa pressione porta a dubitare di se stessi perfino quando i risultati sono evidenti.

Può succedere che l’impostora abiti a tutti gli effetti nella nostra mente e si trasformi in un loop: più cerchiamo di combatterla e più si alimenta: ci fermiamo fino a tardi in ufficio, rimaniamo davanti al PC finché non abbiamo ottenuto il risultato desiderato, la lista delle cose da fare assume le dimensioni di una pergamena sul Sacro Graal, ci convinciamo che è meglio tenere un profilo basso… e così nulla cambia all’orizzonte. Molto meglio rimanere in disparte, rinunciare o semplicemente rimandare a un’occasione migliore per avere più tempo per prepararti.

Che ne dici?

È come un microfono sempre acceso nella nostra mente e di fronte a ogni nuovo compito da svolgere, si scatena l’ansia e, nel dubbio, procrastiniamo.

Viviamo una sorta di paralisi e gran parte delle manovre per recuperare la forza che è in noi falliscono, nonostante i nostri tentativi di reagire spolverando via via tutti i ricordi dei traguardi che abbiamo raggiunto. La voce dell’impostora che è in noi torna a farsi sentire e ti dice “non è merito tuo, solo fortuna” e, nel dubbio, ci blocchiamo.

La dottoressa Valerie Young, una delle più note ricercatrici e divulgatrici su questo tema, autrice del libro “The Secret Thoughts of Successful Women”, ha teorizzato cinque tipi di impostora:

La Perfezionista pretende di fare sempre tutto al 100% e tende a concentrarsi su ciò che avrebbe potuto fare meglio piuttosto che sui risultati ottenuti. È ansioso, mette in dubbio le proprie competenze e non si concede mai di sbagliare. Ti riconosci in questo tipo? Pensi spesso che il tuo lavoro debba essere sempre e solo perfetto?

L’Esperta deve sapere “tutto” altrimenti si sente inadeguata e per questo rimane spesso incastrata nella procrastinazione. Come ti fa sentire se qualcuno ti definisce “un’esperta”? Non ti senti mai abbastanza e continui a fare corsi su corsi?

La Solista è la tipologia più pericolosa, soprattutto per le freelance. La solista si sente sempre in competizione e non vuole confrontarsi con gli altri. Fare rete invece è fondamentale. Credi di non aver bisogno dell’aiuto di nessuno e di poter fare tutto da sola? Beccata! Tranquilla, sei in buona compagnia.

La Geniale è convinta dei suoi mezzi e impara nuove competenze con facilità, ma se non riesce a raggiungere facilmente e/o immediatamente ciò che vuole, va in crisi. Ti è capitato di sentirti in imbarazzo quando hai una battuta d’arresto? In quel momento sembra che tutte le tue certezze crollino, vero?

La Supereroina pretende da se stessa sempre di più; ha bisogno di continue conferme dall’esterno per coprire le sue insicurezze e si trasforma in work-alcoholic[i], anche se può arrivare a rischiare il burnout[ii]. Ti succede di rimanere fino a tardi in ufficio e tendi a sacrificare il tuo tempo libero per il lavoro? Io sì! Ti ho svelato il mio tipo.

Comincia ad avere senso quello che leggi? Allora è venuto il momento di cambiare prospettiva. Prima però voglio raccontarti un aneddoto che mi riguarda. Non per tediarti eh, ma per rassicurarti: anche una mentore gentile come me si misura con il fenomeno dell’impostora.

In un’occasione speciale avevo l’opportunità di parlare in pubblico del mio progetto con i freelance (Freelance Network Italia). Fin qui tutto bene. Il problema era che dovevo parlare in inglese e presentarlo in streaming in un webinar senza avere davanti nessuno, guardando semplicemente nella webcam.

Hai idea della sensazione di non essere abbastanza? Ho sdrammatizzato, ma dentro di me la vocina continuava a ripetermi che sarebbe stato un disastro e che avrei fatto un casino, che non parlavo inglese da tempo e mi sarei impantanata. E all’inizio è stato un po’ così. Poi ho spostato l’attenzione sul contenuto. Credevo davvero alle parole che stavo usando. E questo ha cominciato a far fluire l’energia della passione. Piano piano cresceva in me l’idea che potevo riuscire e potevo lasciare un’immagine nuova, di condivisione e fiducia, del gruppo che avevo creato.

Il punto è che dobbiamo cambiare prospettiva, e a volte occorre imparare a metterlo in pratica strada facendo, sfruttando ogni occasione: nel bel mezzo di un evento, di una riunione, di una discussione con un superiore o un cliente. Ho scoperto che si può fare! Qualcosa, dentro di noi, nel nostro flusso di parole, piano piano cambia.

Il mio lavoro di mentore mi appassiona. Mi dà energia poter essere d’aiuto alle persone e vedere nei loro volti e occhi la luce della trasformazione. Vedo quando fanno click e tornano a credere nelle loro potenzialità, cambiando il loro modo di pensare e il loro modo di vedere la vita.

Il mio consiglio finale quindi è questo: sii appassionata e compassionevole con te stessa (di nuovo, vale anche per i maschietti). Dai il benvenuto alla tua impostora, fai pace con lei.

La paura del fallimento si può superare: agisci, vai e basta. Poi vedrai com’è andata. Sii certa che dopo andrà sempre meglio.

A volte siamo paralizzati, continuiamo a preparare qualcosa e non siamo mai soddisfatti di quello che stiamo facendo. Tu comincia a prestare attenzione alle parole che dici e ti racconti. Parlati con gentilezza e prenditi degli appuntamenti solo con te. Mettili in agenda: i momenti con noi stessi sono preziosi e spesso illuminanti. E quando lo fai trova il modo di muoverti, possibilmente all’aria aperta. Nel movimento si accende la magia del fare.


[i]  In italiano potremmo tradurlo maniaco del lavoro, qualcuno che non riesce a smettere di lavorare, ossessionato dal lavorare a un livello malsano, proprio come un alcolizzato ha una dipendenza dall’alcol.

[ii]  Il termine burnout significa letteralmente “bruciato” e viene utilizzato per descrivere una forma di esaurimento psicofisico causato dal contesto lavorativo.

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Barbara Reverberi

Ciao, sono Barbara. Sono laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne ma studiare è sempre stata la mia passione, in tante direzioni: business coaching, facilitazione, comunicazione, e tanto altro. Sono coach accreditata, formatrice e, come mi definisco, una mentore gentile: accompagno le persone nel viaggio di consapevolezza per illuminare le loro risorse e farle sentire bene in ciò che fanno, sia professionalmente che nella vita. Ho fondato Freelance Network Italia, una community di professionisti per la comunicazione. Progetto percorsi di formazione creativi nelle organizzazioni per sviluppare, anche con il supporto del QiGong, le energie e le potenzialità dei singoli e dell’intero team.