Le donne non piangono più, le donne fatturano

di Pamela Serena Nerattini

Quando si parla di donne ci sono molti tabù da sfatare, ma uno di questi, in un simpatico gioco di parole, è che per le donne è tabù parlare di due cose: di sesso e di soldi. Lasciamo in sospeso il primo, mentre vorrei condividere con te qualcosa sul secondo. La presunta inadeguatezza delle donne nella gestione dei soldi dipende da condizionamenti culturali che hanno radici lontane nella società, ma molto incide come siamo cresciute e come siamo state educate. Fino ad un paio di generazioni fa era esclusivamente l’uomo a portare a casa lo stipendio, mentre oggi le cose sono un po’ più articolate e come ci insegna Shakira nella canzone[i] “dedicata” all’ex-marito “Le donne non piangono più, le donne fatturano”! Forse per molte questa frase è più l’auspicio di una realtà da venire, diciamo un obiettivo, ma ci aiuta a sparigliare le carte in tavola.

Innumerevoli statistiche dimostrano che sul mercato del lavoro uomini e donne hanno trattamenti diversi (a discapito delle seconde), a partire dallo svolgimento dei colloqui, passando per le mansioni assegnate, il trattamento economico riconosciuto e le possibilità di carriera offerte. Questo genera molta frustrazione nelle donne, ma ancora troppe volte, accettano ugualmente questo stato delle cose. Dato l’impatto pesante sulla vita quotidiana, qui trova origine un coacervo di dubbi e incertezze che si trasformano in quella presenza disturbante che è l’impostora, il dubbio di non meritare, di non essere adeguate, che sia colpa nostra.

Quindi è in primis una questione di avere fiducia in se stesse. La realtà è che tutti (uomini compresi) soffriamo un po’ del “fenomeno dell’impostore” quando vediamo persone più performanti di noi. Banalmente ci saranno sempre persone più in gamba di noi, ma questo non vuol certo dire che quando tu dai il meglio di te stessa non meriti di essere pagata quanto realmente vali. Il tema della gestione dei soldi trova dunque la sua prima complessità proprio sul fatto di guadagnarne meno degli uomini, pur a parità di competenze e compiti richiesti. A livello macro è’ indubbio che qualcosa si stia muovendo nell’opinione pubblica, ma da un punto di vista personale non possiamo rimanere ad aspettare Godot[ii], dobbiamo nel nostro contesto agire. Cosa fare concretamente cambia se sei (o vuoi diventare) dipendente o se sei (o vuoi diventare) lavoratrice autonoma.

Sul fronte “dipendenti” è innanzitutto abbastanza facile sapere quanto vengono pagati gli altri che rivestono mansioni simili. Questo è già un buon modo per non farsi prendere in giro e per poter valutare se è il caso di andare a “negoziare” la tua RAL[iii] attuale (se stai già lavorando) o accettare o meno una offerta di lavoro (se sei in fase di ricerca di occupazione). Il primo modo per farlo è semplicemente non aver vergogna a “chiedere”. Ci si può informare attraverso la nostra rete di conoscenze (qualcuno che conosca qualcun altro), tramite i social, in particolare LinkedIn, entrando in contatto con le persone che svolgono lavori simili al tuo in altre aziende o che lavorano già nell’azienda in cui vorresti andare a lavorare, oppure attraverso ricerche sul web, per scoprire che RAL mediamente prevede quella posizione che occupi o che potresti occupare (ci sono tante banche dati, portali dedicati al lavoro, blog, ecc.). È una semplice analisi di mercato relativa al prezzo,che pochissime donne però fanno, impantanandosi così in una stasi di lamento quotidiano che va scossa il prima possibile, perché può diventare quella classica goccia dopo goccia di amaro che può portare anche al confine della depressione.

Se invece sei (o vuoi diventare) lavoratrice autonoma, serve cercare clienti. Beh, qui la problematica è diversa. Per quanto riguarda i freelance, normalmente siamo noi donne che ci facciamo pagare meno degli uomini, che si fanno molti meno problemi a chiedere compensi anche al di sopra delle loro competenze. Quindi devi “imparare” un po’ da loro, senza sopravvalutarsi, OK, ma facendo attenzione a comunicare bene il tuo valore. Come si fa a sapere qual è il “prezzo giusto” da chiedere? Premessa: mi raccomando non giocare al ribasso, non giocare al ribasso, non giocare al ribasso, non giocare al ribasso (sono stata chiara?). Ti assicuro che non ti dico questo per fare la maestrina, ma perché ho scontato sulla mia pelle quanto sia sbagliato questo approccio, e la stessa esperienza me l’hanno raccontata centinaia di professioniste eccellenti con le quali sono in contatto. Detto questo, per posizionarsi correttamente, occorre aver chiaro quali sono le tariffe normali del nostro mercato, e quindi serve una analisi dei competitor. Ti spiego come.

Quando ero dipendente di un gruppo bancario, per raccogliere le informazioni, andavo insieme ad un collega in altre banche facendo finta di essere una coppia che cercava un mutuo, per capire così quanto costavano i mutui dalle altre parti e che requisiti richiedessero. Il mio consiglio è di fare altrettanto, di fare tu (o chiedere a qualcuno di cui ti fidi di farlo per te) la Mystery, un alter ego che chieda preventivi ai tuoi concorrenti, in modo tale da avere un’idea di ciò che gira sul mercato. Chiedi a uomini, non a colleghe, e vedi quanto si fanno pagare. Dopodiché fai una media: ecco il livello minimo sotto il quale non devi scendere. Questo è il primo step per capire quanto farti pagare per non sottovalutarsi.

Se invece sei in una fase “precedente”, in cui ancora non ti è chiara la direzione professionale che vuoi prendere, ti racconto il mio caso, che magari potrebbe suggerirti qualche spunto buono per te. Io, fra le varie cose, mi occupo di formazione all’uso di LinkedIn. Ho deciso di dedicarmi a LinkedIn qualche anno fa, durante le vacanze invernali. Al tempo operavo nel marketing strategico e con tutti gli altri social, ma non conoscevo LinkedIn. Decisi di approfittare dei giorni di pausa per studiarlo in maniera più approfondita. Capii che era un social serio dove si parlava di lavoro ma anche di altri temi, in cui io per prima trovavo le risposte a molte mie domande, e intravedetti tante potenzialità. Via via ho incontrato lì altri professionisti che divulgavano, così entrai in contatto con loro per capire ancora meglio come stavano davvero le cose. Mi sono resa conto che non erano in tanti (allora) che si proponevano alle aziende per “avviarle” all’uso di LinkedIn, le aziende non lo sfruttavano appieno (molte non avevano neanche le pagine aziendali). Ho iniziato allora a fare divulgazione con dei video che, ti assicuro, inizialmente erano terribili. Tuttavia, sono serviti a farmi conoscere e piano piano mi si è aperto un mercato. Quindi, in sintesi: ho guardato il mercato, ho scelto ciò che mi piaceva, ho fatto un match.

Tornando alla gestione dei soldi, per avere indipendenza economica molto spesso occorre prima una un’Indipendenza mentale, cioè devi credere fermamente che puoi farcela e che puoi essere pagata quanto ti meriti. Inoltre devi essere consapevole che si può sbagliare: sbagliare non è un fallimento, né di noi come persone, né come professionisti. Fallire è fondamentale per imparare, e per fallire bisogna fare. Non aspettare troppo di “essere pronta”, vai benissimo come sei, puoi solo migliorare.

Saper gestire i soldi non è una cosa solo da uomini,né solo da economisti. Puoi farlo tranquillamente anche tu, basta un po’ di organizzazione. Qualcuna è spaventata per principio di fronte ai numeri, quindi vediamo le cose nella maniera più semplice possibile. Da quanto guadagni chiaramente dipende il tenore di vita che potrai tenere, e ti serve essere sicura di non spendere più di quanto puoi permetterti.

Sono franca e diretta: non è vero che tutti possiamo fare tutto! Questo lo voglio metterlo in chiaro perché alcune delle cose che ci possono venire in mente di fare o che desideriamo avere, sono realizzabili solo se ne abbiamo la possibilità economica. Se non ce le possiamo permettere però, questo non deve spalancare le porte, come quasi sempre succede, all’impostora: rischia di avviarsi un loop di negatività dal quale diventa poi difficile uscire. Non è una questione di avere o non aver il coraggio di rischiare. Puoi invece costruire il tuo futuro, dando solidità alla tua gestione dei soldi, partendo dall’aver ben chiaro il budget che hai a disposizione per mantenerti, per spendere in desideri, da risparmiare per investirlo, ecc. Molte volte le persone partono da tutto il resto e solo dopo pensano ai soldi: “Tanto poi in qualche modo si fa”. Io non la penso così. Avendo una formazione economica-gestionale, parto proprio da un approccio diverso: cosa non mi posso permettere? In base a ciò che ho, decido cosa se e come posso spendere, senza che questo comporti delusioni latenti. Ovvio che è legittimo avere desideri e aspirazioni e quindi desiderare di guadagnare di più per permetterci il tenore di vita che desideriamo, ma è un percorso da pianificare. Sono sempre partita dal budget che avevo a disposizione, senza pensare ad aiuti esterni. Se tu invece puoi contarci, ben vengano assolutamente, che sia quello dei genitori, del compagno/compagna, dei nonni, del cugino in America… va bene tutto, se hai degli aiuti sfruttali. Ma la “regola” è dover essere bastanti a se stessi.

Quando affrontiamo questo tema è un po’ come investire su di noi, dobbiamo provare a vederci come delle azioni. Se ne hai la possibilità, puoi investire i tuoi risparmi nelle azioni di Borsa, ma puoi anche decidere che l’azione sei tu e quindi investire in te stessa e nei tuoi progetti, nelle tue capacità, nelle tue competenze. Vale anche per me, la mia azione è Pamela Nerattini. Questo è un setting mentale molto importante quando si parla di economia personale.

Quando chiedo alle mie amiche “Ma tu quanto spendi all’anno?” in generale o per delle singole categorie (mangiare, bellezza, vestiti, vacanze), la risposta più frequente è “Boh”. Credimi così non si va lontano.

Veniamo al pratico: io consiglio sempre di creare un bel file Excel, niente di complicato, semplicemente una colonna per le entrate e una per le uscite, e a fianco di ciascuna un’altra colonna per classificarle; scrivi su questo foglio, via via tutto quello che guadagni e, soprattutto, quello che spendi. Dopo 1 mese, o 3 mesi, o 6 mesi e/o un anno, somma tutte le voci divise per categoria: avrai così la fotografia esatta della tua situazione. Puoi in alternativa usare una app, ce ne sono tante, anche gratuite, sugli App store sia iOS che Android, oppure quelle collegate a molti conti correnti smart. Sono comode e facili da usare, puoi mettere dentro le tue entrate e uscite, con le categorie, e ti daranno in tempo reale il dettaglio di quanto guadagni e come spendi i tuoi soldi.

Tenere questa traccia serve a capire quanto possiamo permetterci di spendere per i nostri desideri futuri, che non è semplicemente la differenza tra quello che guadagniamo e quello che ci serve per vivere. Secondo me è importante cercare di mettere da parte ogni mese (o ogni trimestre) un 15-20% per le future emergenze, un cuscinetto che ci renderà tranquille se vorremmo cambiare lavoro, se dovremmo andare dal dentista, o altre opportunità/inconvenienti che si possono presentare.

Soprattutto quando si è molto giovani si è portati a spendere un po’ tutto quello che si guadagna: invece capire se si sta spendendo bene aiuta ad essere consapevoli delle scelte. Avere il quadro aggiornato del proprio bilancio economico personale, è molto comodo per poter vedere se è necessario limare qualcosa, cambiare la tipologia di spese, se si può spingere più su una voce rispetto all’altra, se possiamo serenamente toglierci uno sfizio. Per esempio, arrivi ad inizio anno e pensi che ti piacerebbe spendere 1.000 euro di vestiti, nei prossimi tre mesi fare un viaggio che costa 500 euro, valutare se affittare una casa più grande (o fare un mutuo per comprarla), acquistare una macchina (nuova o usata). Con queste voci, unite ai dati precisi che hai a disposizione, puoi verificare se e cosa puoi riuscire a fare, e ti risulterà chiaro quanto dovresti guadagnare in più per permetterti quello a cui oggi non arrivi. Questo ti stimolerà a voler migliorare la tua condizione attuale e a capire cosa poter mettere in campo per poter crescere.

Ci sono tanti altri consigli e indicazioni utili che riguardano la gestione dei soldi di cui poter parlare, ma andrei oltre gli spazi di un intervento come questo. Se sei interessata ti posso suggerire di andare sul mio canale YouTube, dove troverai tanti video in cui parlo di questi argomenti, insieme a tutti gli altri che riguardano i consigli professionali sul mondo di LinkedIn. e di seguirmi su Instagram dove spesso faccio dirette dedicate all’economia personale.

Concludo dicendoti che la mia esperienza mi ha portato a vedere uno stretto legame tra il nostro modo di gestire i soldi (e i problemi che questo comporta) e il nostro modo di pensare. Moltissime volte siamo noi stessi a porci dei limiti inesistenti, ad avere turbamenti e paure che limitano il nostro raggio d’azione, ben prima di aver davvero provato ad agire. Allo stesso tempo, però, è necessario essere oggettivi: quanto guadagniamo (e di conseguenza quanto e come spendiamo) dipende dalle nostre capacità (sì qualche volta anche dalla buona sorte). Le nostre skill devono trovare la giusta collocazione nel panorama lavorativo attuale, per aspirare a guadagnare di più. Non possiamo vivere di sogni; dobbiamo focalizzarci su cosa è possibile e cosa no nel momento attuale, altrimenti saremo sempre fragili di fronte alle avversità.

Se subentra la voglia di mollare, l’unico modo per uscirne è provare e riprovare, senza perdere speranza e fiducia. Bisogna insistere, farlo con metodo e strategia, tenendo i piedi per terra e senza aspettarsi per forza la svolta della vita, ma restando aperti a tutto ciò che il cambiamento porterà. Quando attraversiamo momenti negativi mettiamo in dubbio noi stesse e il nostro valore. La nostra autostima si annulla e ci ritroviamo in un circolo vizioso in cui crediamo di non essere abbastanza qualificate o abbastanza in gamba o abbastanza intelligenti, cadendo così in balìa dell’impostora.

Dedica tempo a capire che cosa ti dà davvero gioia, ti piace e ti viene facile, insomma in cosa sei realmente brava. Sembra semplice, e invece davvero non lo è, almeno da soli. Il mio consiglio è di chiedere un aiuto a chi ti conosce bene; non persone che ti dicano che sei bella e brava in tutto, ma persone che sappiano essere obiettive e comprendano a fondo il valore di cosa ti diranno. Anche io molte volte mi dicevo che non eccellevo in nulla, per poi interiorizzare, anche grazie agli altri, che ognuno di noi è unico e ha le proprie peculiarità: tutto sta nel tirarle fuori e utilizzarle al meglio.

In bocca al lupo.


[i]  Shakira, feat. Bizarrap, “BZRP Music Sessions #53”, 2023

[ii]  “Aspettando Godot” è una nota opera teatrale di Samuel Beckett dove due personaggi, Didì e Gogò, aspettano su una desolata strada di campagna un certo “Signor Godot” manda a dire sempre che “arriverà domani”.

[iii]  RAL: Retribuzione Annua Lorda.

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Pamela Serena Nerattini

Ciao, sono Pamela. Sono laureata in Scienze dell’Economia e della Gestione Aziendale, con un Master in marketing e comunicazione. Sono consulente, formatrice, business coach e facilitatrice. Speaker a eventi nazionali di comunicazione e coaching, e docente per varie accademie online e enti di formazione. Ho un canale YouTube con oltre 200 video dedicati a LinkedIn e al Business coaching per aziende e professionisti. e conduco il podcast l’Araba Fenice. Sono facilitatrice LEGO® SERIOUS PLAY® certificata dalla AMT.